Nella nostra riflessione sull’intelligenza artificiale e sulla necessità di introdurla a scuola siamo arrivati, nel precedente articolo, a osservare a che punto è la conoscenza e l’uso dei vari strumenti riconosciuti dal pubblico come AI e ci siamo resi conto che, in un mondo che corre sempre più veloce verso le nuove tecnologie, ciò che noi possiamo fare è operare delle scelte: cosa usiamo? cosa scartiamo?
Per rispondere a queste domande dobbiamo andare un po’ più in profondità. E allora preparati: scendiamo.
Intelligenza artificiale? Cosa c’è sotto?
Nell’articolo “Perché usare l’intelligenza artificiale a scuola”, avevo paragonato saper usare l’IA al saper usare un altro qualsiasi attrezzo che conosciamo e che ci è familiare, il martello ad esempio. Nella sua estrema utilità, il martello resta uno strumento relativamente semplice. Se una persona non lo ha mai visto, dopo un paio di prove sbagliate intuirà come si impugna per l’uso corretto. Se una persona che lo sa usare mostra come si impugna ad una seconda persona, quest’ultima imparerà a usarlo velocemente. Un divulgatore scientifico potrebbe voler partire dalla fisica delle leve per spiegarti come mai ha senso battere dall’estremità con massa maggiore e tenendo il martello dal manico quanto più possibile vicino all’altra estremità. Lo sai come sono i divulgatori scientifici!
Ma, come dicevo, il martello è uno strumento semplice. Anche senza conoscere i principi fisici del suo funzionamento si riesce a imparare a usarlo bene.
Possiamo pensare lo stesso dell’intelligenza artificiale? Un algoritmo così complesso come quelli che oggi definiamo di “intelligenza artificiale” è così intuitivo da far funzionare correttamente, come quando usiamo una leva?
E se invece servisse capire lo strumento per saperlo usare bene? Per quanto ci è possibile in base all’età e alle conoscenze e competenze individuali, ovviamente.
La scelta che abbiamo come comunità educante allora potrebbe partire da questa necessità: non ci serve usare tutto quel che esiste, imparare le specifiche di nuovi software e stare dietro a ogni nuovo pulsante aggiunto dalle varie compagnie sviluppatrici. Forse abbiamo bisogno di capire i meccanismi, e grazie a questo saper riconoscere in ogni nuova istanza di questi strumenti cosa è nascosto al loro cuore e come adoperarli con consapevolezza senza lasciare che siano gli strumenti a muovere noi.
Quindi cosa scegliamo? E per quale età?
Nei prossimi articoli ti mostreremo esempi concreti di attività per diverse età, per capire l’IA senza fermarsi ai chatbot. Ma ho voglia di lasciarti con una provocazione riguardo l’età: si può portare l’intelligenza artificiale in classe a qualsiasi età.
Non chiudere in collera la pagina! Vedi, il punto di questo articolo è che portare l’IA in classe non deve significare far usare i chatbot, non soltanto. L’obiettivo a scuola è sempre lo stesso: attraverso l’acquisizione di conoscenza e lo sviluppo di competenza si fornisce ai discenti la capacità di navigare il mondo. E allora fermarsi a usare un chatbot, magari passivamente, non va per nulla nella direzione sperata. Bisogna capire cosa c’è sotto e saper osservare attorno a noi quanti strumenti IA nascosti lavorano frenetici istante per istante. Allora sì che stiamo costruendo consapevolezza!
Per comprendere i meccanismi non c’è bisogno di seguire corsi professionali e imparare a programmare reti neurali o approfondire le strategie di ottimizzazione degli algoritmi. Come per ogni campo della conoscenza umana, ci sono i livelli per specialisti e ci sono le “traduzioni” per non addetti ai lavori. Queste traduzioni devono essere fatte con cura e cognizione di causa, affinché non vengano introdotti dettagli fuorvianti o del tutto falsi nel racconto, in questo caso, di una tecnologia.
Il nodo è, però, che le traduzioni sono possibili. In Ossigeno SCS stiamo studiando da anni – e continuiamo a farlo – come funzionano gli strumenti dotati di intelligenza artificiale, per poterli poi raccontare e mostrare efficacemente: non nell’uso di mille software o app, ma nei principi che ne governano il funzionamento.
Come abbiamo accennato, l’IA esiste e imparare a utilizzarla, anche in ambito scolastico, significa permettere a studenti e studentesse di conoscere e padroneggiare uno strumento che, per quanto foriero di rischi che debbono essere accuratamente analizzati, si sta già rivelando uno degli incroci su cui la società di oggi troverà la sua strada verso il futuro, nel mondo del lavoro ma non solo.
Conoscerne le basi è quindi un modo per assicurare alle nuove generazioni che, qualunque innovazione in ambito di intelligenza artificiale porterà il futuro, saranno pronti a coglierne i vantaggi, i pericoli, e in generale il senso profondo della società di domani.
In Ossigeno SCS, ad esempio, abbiamo sviluppato un laboratorio, “AI Unplugged”, in cui spieghiamo cos’è e come funziona l’intelligenza artificiale senza usare dispositivi digitali, “a spina staccata” quindi. Questa proposta nasce appunto dalla necessità di non fermarsi in superficie, agli strumenti, ma di scendere in profondità a capire i meccanismi.
Ti ho incuriosito? Continua a seguirci e approfondisci il nostro metodo nel prossimo articolo!
Sei d’accordo con noi sulla necessità di un uso attivo e consapevole degli strumenti IA? Raccontaci la tua opinione e la tua esperienza, scrivendo nei commenti qui sotto.
Immagine di copertina: Laura Ockel su Unsplash.