Ascoltando in prima persona le perplessità di alcuni docenti e dirigenti e educatori più in generale, abbiamo pensato che forse è il caso di rifletterci per bene un’altra volta: perché vogliamo usare l’Intelligenza Artificiale a scuola? In questo articolo proviamo a rispondere a questo quesito, attraverso metafore paradossali e ragionamenti seri.
La pervasività dell’IA: uno strumento già nelle mani di tutti
È sotto gli occhi di tutti ormai: studenti e studentesse ne fanno già uso.
I chatbot dotati di Intelligenza Artificiale sono ormai molto bravi a tenere una conversazione con gli umani: dalla pubblicazione del primo modello aperto al pubblico di Chat GPT, i Large Language Model (Modelli linguistici di grandi dimensioni), e più in generale tutti i modelli generatori di contenuti (testo , ma anche immagini, musica, video,…), sono esplosi in tutto il mondo e vengono usati costantemente, da tutti.
Stiamo dunque parlando di una tecnologia che in pochi mesi è diventata pervasiva, più in fretta di qualsiasi altra tecnologia o sistema creati finora.
Osservare però che chiunque faccia uso di generatori AI di contenuti non equivale ad affermare che tutti sappiano usare questi strumenti.
La metafora del martello: avere lo strumento non significa saperlo usare
Immagina che il mondo sia interamente ricoperto di chiodi da piantare. Improvvisamente e apparentemente gratis, nelle tasche di ognuno compare un nuovo strumento: dicono si chiami martello. È uno strumento mai visto prima: chi lo ha costruito lo conosce bene, ma il grande pubblico – che pure ne fa costante uso – non sa bene come sia fatto e come si adopera veramente. È tutto lasciato all’acume e all’iniziativa personale: c’è chi ha capito da quale parte sta il manico e quale parte serve a piantare i chiodi, c’è qualche virtuoso che ha scoperto che se lo giri in maniera opportuna può anche estrarre i chiodi, poi c’è chi lo prende dalla testa e batte contro il chiodo di lato, o col manico. Forse anche questi ultimi riescono a piantare chiodi, ma con fatica oppure storti.
In un mondo di questo tipo, non chiederemmo forse alla scuola, il luogo votato all’educazione di quelle persone ora giovani ma che porteranno il futuro sulle proprie spalle, di istruire sui migliori usi del martello? Perché con l’Intelligenza Artificiale dovrebbe essere diverso?
Leggere, scrivere, far di conto e saper interagire con l’IA: le competenze fondamentali del XXI secolo
Fino a pochi anni fa, durante i corsi per docenti su coding e robotica ero solita commentare sul fatto che, se prima ogni brava studentessa e ogni bravo studente doveva saper leggere scrivere e far di conto, oggi formare una persona con tutte le capacità di navigare il mondo richiede che questa sappia leggere, scrivere, far di conto e programmare.
L’esplosione di questi nuovi strumenti digitali ha cambiato nuovamente la prospettiva. Sono ancora convinta che si debba saper leggere, scrivere, far di conto e programmare, ma ora trovo che si sia aggiunta un’ulteriore necessità: bisogna saper interagire con i chatbot generatori di contenuto per estrarre contenuto veramente valido.
Sul come saper interagire con questi strumenti possiamo parlarne in altri articoli, o possiamo organizzare un corso di formazione Ossigeno per poter testare con mano ciò di cui discutiamo. Sul perché usare questi strumenti invece la risposta è chiara: perché già si usano, ma a volte senza saperlo fare.
Sicurezza e regolamentazione: proteggere chi usa l’IA
Ma non è solo questione di tecnica: il martello può anche ferire. Forse c’è qualcuno che, nel suo non saperlo usare, si lascia sfuggire dalle mani il martello, che a gran velocità colpisce qualcuno o distrugge qualcosa. Tutte le tecnologie che l’umanità ha mai inventato devono saper essere usate per non generare danni a persone o cose. Ancora di più quindi è importante conoscere lo strumento che si sta usando e saperlo sfruttare.
Ancora, tutte le tecnologie possono essere, anche solo a tratti, difettose. Immagina che mentre qualcuno sta usando il martello, la testa non ben fissata salta via e ferisce lo stesso utente. Ci sono già stati casi in cui le conversazioni con i chatbot AI hanno ferito lo stesso utente che ci conversava, convincendolo a compiere gesti estremi e definitivi. In questo caso il problema non è solo quanto l’utente sia consapevole dell’uso della nuova tecnologia, ma si aggiunge anche un altro livello: la gestione della sicurezza dello strumento.
Ai chatbot dotati di Intelligenza Artificiale sono già applicate sia censure, perché non possano esprimere tutti quei comportamenti deplorevoli che pure hanno imparato dal variegato materiale umano su cui i modelli sono addestrati, sia “risposte di sicurezza” che impediscono all’utente, ad esempio, di apprendere prassi e comportamenti violenti.
Da una parte è interesse delle stesse case di sviluppo di queste applicazioni che esse siano sicure, per poterle rilasciare sul mercato, d’altra parte la Comunità di cui facciamo parte è la prima al mondo che si è occupata di regolamentare l’uso dei nuovi strumenti AI.
In Europa e poi più specificatamente in Italia, ci sono dei regolamenti e delle leggi che normano l’uso degli strumenti dotati di Intelligenza Artificiale, anche in ambito scolastico.
Ne parliamo nell’articolo “Linee guida ministeriali per l’introduzione dell’AI a scuola: appunti veloci per dirigenti e docenti”.
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Foto di copertina: Nahrizul Kadri via Unsplash.